IL RITORNO SULLA LUNA

uomo sulla luna

Alla fine ho girato un po' e l'ho trovata. Mi ha fatto quasi tenerezza. Non erano rimaste né stelle, né strisce. Un pezzo di stoffa malmessa, bianca, senza più simboli.
Ironico, no?
Le telecamere, la diretta mondiale, i piccoli passi per l'uomo, i grandi balzi per l'umanità e cos'è rimasto? Uno straccio sgualcito.
Noi non pianteremo bandiere.
Siamo venuti qui sulla Luna per usarla come base per i viaggi su Marte.
E dopo Marte ci spingeremo oltre, perché la conoscenza e la curiosità non sfamano mai.
Forse i nostri nipoti saranno i primi a nascere su un altro pianeta.
Forse la Terra gliela dovremo raccontare noi, seduti su una poltrona sdrucita, vicino a un camino con il fuoco acceso. Gli diremo che lo spazio ci aveva fatto paura per un tempo lunghissimo. Poi a un certo punto abbiamo deciso di trasformare quella paura in energia e...
Il mio secondo mi ha picchiettato sulla spalla.
Mi giro e gli lancio il peggiore degli sguardi. Mi ha spaventato.
Ma lui ha la faccia più serena del mondo e mi sorride da dentro il casco.
Con il braccio mi indica la Terra dietro di noi.
Una sfera blu perfettamente illuminata, che risalta nell'oscurità circostante.
Qualche sciame bianco di nuvole prova a sporcare quel blu, ma senza riuscirci minimamente.
384.400 chilometri di distanza e mi sembra di poterla toccare.
Di poter allungare la mano e prenderle quelle nuvole, con indice e pollice.
Spostarle, per lasciare solo il blu maestoso.
"Quanto cazzo è bella, vista da qui?" mi chiede il mio secondo.
"Già" rispondo. E senza che io possa fare nulla per evitarlo, delle lacrime di commozione si raggrumano nel mio occhio sinistro, costringendomi a distogliere lo sguardo, tanto è il dolore.
Non si deve mai piangere nello spazio e ho commesso la leggerezza di dimenticarlo.
"Dobbiamo collegare i cavi" dico al mio secondo, che si mette subito all'opera.
La Terra è di nuovo alle nostre spalle.
Davanti a noi oscurità e rocce.
Non potremmo chiedere di meglio.
Il futuro radioso che stiamo progettando risalterà per contrasto.

 

To the Moon è lo zaino che ha ispirato questo racconto di Mattia Grossi