IL MILLENNIAL, IL BOOMER E IL CAMMELLO

 

Il giovane fuggì nel deserto e l'uomo di mezza età lo seguì.
Sete.
Sudore.
Sabbia.
Correre non era un'opzione. Camminare veloce al massimo. Camminare,
ecco.
Saliva su una duna, ne raggiungeva il picco e scendeva dal lato opposto,
ma quello era sempre dietro di lui.
Uno scorpione si crogiolava al sole. L'enorme pungiglione luccicava
nella sabbia. Il giovane lo evitò con terrore. L'uomo di mezza età ci
passò sopra con la scarpa.
Sole.
Soffocamento.
Secchezza.
«Fermati» si sentì urlare nel silenzio del deserto, ma il giovane non si
fermò.
Camminò ancora per un'ora.
Poi cadde sulle ginocchia.
Si rialzò.
Davanti a lui una figura imponente sul dorso di un cammello.
Solo gli occhi visibili, profondi e ineluttabili. Il resto del corpo
ricoperto dalla lana blu dell’abito tradizionale tuareg.
Il giovane congiunse le mani, implorando aiuto. Pregando di essere
salvato.
L’altro gli indicò il cielo, come a dire che non si può sfuggire dal
fato.
Quindi il cammello riprese la propria lenta marcia, lasciando dietro di
sé pesanti orme e un certo rammarico.
Il giovane raccolse le ultime forze e continuò a fuggire.
Dieci metri più avanti si sentì mancare.
Questa volta non ebbe la forza di ripartire.
Rovinò a terra, con la nuca e la schiena nella sabbia rovente.
Restò fermo così, ormai rassegnato al proprio destino.
L'uomo di mezza età non tardò a raggiungerlo.
Tirò l'oggetto fuori dalla tasca e glielo puntò davanti agli occhi.
La mano tremante.
«Mi alzeresti la luminosità dello schermo? Non so che ho toccato e ora
non si vede più niente.»

Desert è lo zaino che ha ispirato questo racconto di Mattia Grossi