I PERICOLI DI KABUKICHŌ

Percorrendo la Yasukuni-Dori avenue dalla stazione di Shinjuku è impossibile non vedere l’imponente Ichiban-Gai, il portale/insegna rosso che annuncia l’ingresso in Kabukichō.

Kabukichō è un distretto del quartiere di Shinjuku, a Tokyo. È una delle zone più vivaci e trasgressive di tutto il Giappone soprattutto dopo il tramonto, quando le luci al neon delle insegne si accendono e le strade e i numerosi locali notturni gestiti dalla Yakuza si affollano di gente di tutti i tipi.

Spesso si sente definire questo “quartiere della Yakuza” un posto pericoloso che è meglio evitare, ma quando si parla di Giappone è opportuno contestualizzare. Avete presente quelle foto che ritraggono dei poliziotti che non hanno niente di più urgente da fare che aiutare delle paperelle ad attraversare un incrocio? Ecco, vengono tutte dal Giappone. Andare in giro per Kabukicho è in realtà molto sicuro, perché le entrate economiche della Yakuza arrivano dalle attività che gestiscono su l territorio, non da furti o rapine, che allontanerebbero possibili clienti.

Un frammento della classica giornataccia di 4 poliziotti giapponesi. Fonte: sibaken_games


L’unico vero rischio che si corre passeggiando per Kabukichō è quello di essere adescati da dei buttadentro che con argomenti più o meno convincenti (sex, drugs and rock & roll) provano a condurre i turisti in dei locali trappola dei loro capi Yakuza. C’è uno di questi tipi loschi ogni 10 metri, ed è piuttosto snervante dover rifiutare i loro inviti continuamente.

Durante la mia vacanza in Giappone ho frequentato Kabukichō per qualche sera, e alla 20esima proposta di entrare in uno di quei locali ho iniziato a rifiutare con risposte stizzite, e uno dei buttadentro non sembrava averla presa bene. Dopo avermi guardato storto aveva iniziato a seguirmi, e io ho rapidamente estratto il telefono per dire addio alla mia famiglia e ai miei amici.

 Ecco, adesso aspetta che finisca in un vicolo senza gente e mi tira una botta in testa. Verrò rapinato, rapito e la Yakuza chiederà un riscatto alla mia famiglia per avermi indietro.

– Hey man! 

– Oh, merda.

Ho iniziato ad allungare il passo per seminarlo.

– Man!

A quel punto mi sono fatto coraggio, e l’ho affrontato.

– What?? 

– Your backpack is open. Not safe. Close it.

– Ah, thanks.

 

Kabukichō è lo zaino che ha ispirato questo racconto di Manuel Altieri